La leggenda dell'Aquila

N. Lygeros

Traduzione: Lucia Santini




Chi avrebbe potuto credere nella strategia della storia?
Non era una domanda retorica.
Se non credi nell’Uomo Millenario
come vedrai il passato
ed il futuro
conspaziamente?
Certamente la Topostrategia e la Cronostrategia
avrebbero potuto aiutare
se ci fosse stata la volontà.
Chiunque avrebbe potuto leggere il Canto di Armuri,
Digenis Akritis ed Erotocrito.
La questione era sapere chi realmente vedeva quando guardava i versi.
Le ricerche letterarie perdevano la sostanza della storia.
Il mito non era un trucco.
Ma uno stratagemma.
Così la strategia della storia
era diventata diacronica
senza che se ne rendessero conto
le società dell’oblio.
Eppure l’Ellenismo non si era arrestato.
Irruente era venuto a rafforzare il Cristianesimo
nell’ora del bisogno
quando i nemici avevano cominciato a moltiplicarsi.
L’epoca Bizantina era viva da secoli fino ad oggi
e doveva vivere ancora per altri secoli.
La diacronicità era dunque necessaria.
Quali persone effimere però l’avrebbero sostenuta?
Ed anche se l’avessero voluto
come si sarebbe potuto attuare questo atto?
I movimenti non erano sufficienti.
Ma chi si sarebbe ricordato della necessità?
Allora pensò alla scacchiera.
Su quella avrebbe potuto trascrivere la memoria intellettiva.
L’insegnamento della strategia del Tempo avrebbe avuto spazio.
Uno spazio con un Tempo concentrato.
Come un libro.
Metodicamente.
E strategicamente.
Tutto insieme per un unico fine.
Nessuno spazio.
Solo Tempo.
Doveva vivere l’epoca Bizantina con il suo spirito.
La sua resistenza sarebbe derivata dal nuovo legame.
Il legame avrebbe sostituito il nodo.
Teoria dei Legami.
Il terzo livello sarebbe stato gli scacchi.
La nuova apertura del Cristianesimo e dell’Ellenismo.
Questa era la leggenda dell’Aquila.







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