Policiclicità e variformità

N. Lygeros

Traduzione: Lucia Santini




Mentre la dinamica e la termodinamica secondo il concetto classico sono oggettivamente pessimiste, poiché per ciò che riguarda la prima tutto avviene a priori, per la seconda tutto conduce verso la morte, mentre da un lato esiste il sistema deterministico assoluto dall’altro l’entropia non offre altra scelta. Al di fuori dell’equilibrio però, il tempo è creativo. Poiché sappiamo che in questo caso può esserci sia la struttura sia l’organizzazione e in questo modo appare sia la policiclicità sia la variformità. Altrimenti tutto sarebbe lineare e simile. Solo che questi due concetti hanno in se schemi mentali che si definiscono in maniera più difficile rispetto agli strumenti classici della natura. Anche la teoria della relatività o la teoria quantistica sono in sostanza sì complesse ma con elementi semplici. Inoltre, si basano anch’esse sul concetto dell’equilibrio e rimangono, perlomeno matematicamente, classiche. Perché le funzioni d’onda quantistiche sono una generalizzazione del concetto classico della traiettoria, mentre la policlicità e la variformità derivano dalle descrizioni collettive ove l’approccio può essere solo e soltanto sull’intero e non sul locale. Questo non si fa arbitrariamente ma per necessità, poiché il locale collassa come concetto. Ma al di sopra di tutti i criteri che caratterizzano questi nuovi concetti esiste la non reversibilità. Affinché il tempo sia creativo non può essere simmetrico. La creazione di una struttura irreversibile caratterizza le possibilità che ha la fisica lontana dall’equilibrio. La vita che conosciamo non appartiene alla zona di equilibrio. Funziona all’interno di un contesto policiclico. Cioè l’uso della linearità e dell’equilibrio non dimostrano il tipo della natura ma il tipo della semplificazione che usa la scienza per esaminare e per risolvere i problemi. Se questo uso costituisce per il momento la maggioranza dei metodi, questo non vuol dire che la natura segue questo modello. Al contrario, sappiamo già che esistono in natura fenomeni che non possono essere interpretati con la fisica classica. Quindi, la metodologia deve cambiare e essere rettificata tramite i modelli della complessità. Non c’è bisogno di escogitare la variformità perché essa esiste in natura. Il problema è di escogitare metodologie risolutive che incorporano nella loro struttura la non reversibilità. Così dunque le scienze positive, che sono pessimiste come l’abbiamo spiegato poco prima, diventeranno finalmente positive, per dimostrare con la loro esistenza che i gradi di libertà dei sistemi lontani dall’equilibrio permettono anche nuove strutture con la loro architettura e anche nuove creazioni con il loro carattere rivoluzionario.







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